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SELECTED ARTISTS AND PROJECT

Motivational text by: 
Agnes Kohlmeyer (AK) , Nuvola Ravera (NR) , Dan Harvey (DH), Liz Bachhuber (LB), Mauro Perosin (MP)
Translations by:
Julius De Michelis
Artists:

JOHANNES ABENDROTH, GER (Berlin), 1983

Il Barone Rampante

“All I need is energy and fresh air” sostiene il nostro “Barone rampante” Abendroth, forse uno di quegli artisti che ricorderò sempre per le loro idee e azioni particolarmente originali, nonché per il coraggio di condurre anche delle azioni piuttosto “rischiose”, al di là di ogni confine, degni quasi di un Jan Bas Ader o forse di un Gino De Dominicis, come per esempio, nel caso del nostro artista, la sparizione – anche per parecchio tempo - durante la propria laurea magistrale, rivelando solo parecchio tempo dopo di aver pianificato e documentato tutto quanto, con una determinazione “beyond borders” che colpisce. Che Abendroth adesso per “Art in the Hills” propone una sua performance quindicinale di arrampicarsi sugli alberi, per poi magari volersi installare lì in alto anche per tutta la vita - non poteva che suscitare l’entusiasmo e la curiosità presso tutti noi.

 

“ All I need is energy and fresh air” claims our “Baron in the Trees” Abendroth, maybe one of those artists which I will forever remember for their ideas, and particularly original, and “dangerous” actions. Actions, these, beyond any border, almost worthy of a Jan Bas Ader or maybe a Gino De Dominicis, as, for example in the case of our artist, the disappearance –for a long time– during his Master’s graduation. Only after a while he revealed that he planned and documented the whole thing, with a “beyond borders” determination that is bound to leave a mark. That Abendroth now proposes for “Art in the Hills” the performance of climbing trees for a two weeks long period, maybe deciding to stay up there forever – this could not but arouse our enthusiasm. (AK)

 

PHILIP TOPOLOVAC, GER (Berlin), 1979

Il profondo impianto di architecture fiction presentato da Philip Topolovac è un singolare contributo per un parco di opere ambientali. Airshaft an Architecture folly si nasconde nello spazio proponendo una forte ambiguità fra opera e infrastruttura dalla funzione incerta. L’artista propone un’installazione “brutalista” che richiama forse un pozzo d’aria appartenente a un momento storico indefinito. E’stimolante che l’opera lavori sul piano delle rovine artificiali sorprendendoci nell’esperienza dello spazio in una visione irrazionale dell’oggetto. Tramite questo dispositivo dell’infrastruttura inaspettata ci viene permessa una discussione delle nostre iper-produzioni e il senso che diamo ad esse una volta decaduto il loro valore d’uso.

 

The deep layout of architecture fiction by Philip Topolovac is a singular contribution to a park of environmental artworks. Airshaft an Architecture folly hides in the space proposing a strong ambiguity between artwork and infrastructure of an uncertain function. The artist proposes a “brutalist” installation which maybe recalls an air well tied to a specific moment in history. What is stimulating is that the artwork works in terms of the artificial ruins, surprising us in the experience of the space, in an irrational vision of the object. Through this means of an unexpected infrastructure, we’re allowed a discussion on our hyper-productions and the sense we give them once their utilitary value has decayed. (NR)

RYSZARD LITWINIUK, POL (Warsavia), 1966

L’artista Ryszard Litwiniuk nel suo portfolio presenta e documenta una tale grande quantità di lavori belli e solidi, elaborati soprattutto in legno ed in pietra e già da molti anni ed in innumerevoli altre occasioni espositive in giro per il mondo, che ha potuto guadagnare immediatamente la nostra fiducia che fosse in grado di poter creare senza dubbio anche una scultura adatta e altrettanto importante per il futuro ‘Museo a cielo aperto’ a Villaga. Con un artista di questa sostanza, così ci è sembrato, si potrebbe anche ottenere un ottimo equilibrio e instaurare un fruttuoso dialogo tra artisti ancora molto giovani e alcuni altri, già di maggiore esperienza - un’idea non marginale nel contesto di residenze d’artista di un taglio così internazionale e misto.

Artist Ryszard Litwiniuk in his portfolio presents and documents such a great amount of beautiful and solid artworks, mostly made up of wood and stone, and since many years and in many venues around the world. We immediately 

 

trusted him to be able to undoubtedly create a suitable sculpture and equally as important for the “Open-air museum” in Villaga. With an artist of such caliber, as he seemed, an excellent balance could be reached, by establishing a fruitful discussion between artists, some young and others more experienced – an idea that isn’t marginal in the context of artistic residencies of such an international and multifaceted kind. (AK)

NOEMI PRIOLO, ITA/UK (Portsmouth), 1990

Hill Keepers

Incuriosiranno certamente i visitatori due sculture fantastiche per metà umane e per metà Crocodylia, dall’empatia esotica e primitivista che raccontano di rito e memoria dei tempi antichi, fino al cuore del Rinascimento; un’immagine apotropaica, decontestualizzata e trasformata in opera e forma, nella cornice della natura.  

The visitor’s perception will be drawn to two fantastic sculptures, half-human and half-crocodylia. Their exotic and primitivist empathy shares a sense of rite and memory of ancient times, to the heart of the Renaissance; an apotropaic image, de-contextualised and transformed in artwork and shape, in the frame of nature. (MP)

 

SAAD FENAOUI, MAR (Casablanca), 1994

The Rite

L’artista e interior designer Saad Fenaoui propone forse uno dei progetti più elaborati e dettagliati di tutti. Un’opera d’arte come una “metafora della vita e delle riflessioni sulla medesima”, come lo chiama lui, un imponente tunnel creato da due lunghe file di pali di scuro legno verticali fissati saldamente nel terreno, che potrà essere attraversato dai visitatori ai quali l’artista vuole trasmettere la sensazione di trovarsi in una specie di inferi e di passeggiare in mezzo a delle sculture “classicheggianti” in gesso, create eventualmente in collaborazione con una Accademia di Belle Arti nella vicinanza (a Vicenza forse?), per trovare ogni tanto già, quando la luce riuscirà ad entrare nello spazio buio, ma decisamente alla fine del tunnel, all’uscita, una possibilità di necessaria - speranza. A parte delle istruzioni precisissime di costruzione, l’artista accompagna il suo progetto con una impressionante quantità di riferimenti letterari, filosofici, storici ed artistici.

 

The artist and interior designer Saad Fenaoui proposes maybe one of the most elaborate and detailed projects. An artwork as a “metaphor of life and reflection on such”, as he calls it, an imposing tunnel created by two long lines of dark wooden poles firmly secured on the ground, which can be traversed by visitors. The artist wishes to convene a sense of “feeling in an underworld” to the visitors, and strolling in between “classical-ish” sculptures made out of chalk, eventually with the help of a local Fine Arts Academy (maybe Vicenza?), to find some sort of necessary idea of hope, as light enters the dark space, but definitely by the end of the tunnel. Aside from the extremely precise building instructions, the artist complemented his project with an impressive amount of literary, historical and artistical references. (AK)

REDA BERRADA, MAR/CAN/CHE (Lausanne), 1993

Falling Folios è risultata un’operazione di interesse per il suo atto simbolico di restituzione al verde di ciò con cui l’essere umano ha lungamente divulgato cultura tramite materiali prelevati dagli alberi: i libri. L’architetto-artista mettendo in scena un’archeologia contemporanea dell’era digitale attraverso una serie di blocchi costruttivi formati appunto da libri, riporta “a casa” la cellulosa. Questo “assemblaggio culturale” forma delle rovine contemporanee, i resti forse di un’abitazione ispirata alle ville palladiane, mette in discussione in maniera elegante il gesto artistico quanto quello architettonico, e di valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale.

Falling Folios seems to be an interesting operation because of its symbolic act of giving back to the “green” what humanity has long used to share its culture with, using a material coming from the trees: books.

The artist-architect stages a contemporary archeology of the digital era through a series of building blocks formed by, indeed, books, and takes “home” the cellulose.  This “cultural assembly” creates contemporary ruins, the remains of, maybe, a house inspired by Palladian villas, and elegantly challenges the artistic gesture as much as the architectural one, and that of valorisation of a cultural and environmental heritage. (NR)

 

LAURA SANTINI, ITA (Bergamo), 1993

Tre sedie, tre casse di risonanza in mezzo al bosco, ciascuna di loro porta inciso un differente codice QR. Un lavoro sonoro, e con questo aggiungendo un ulteriore variante ai lavori proposti per “Art in the Hills”, che già segue la linea di ricerca di altri lavori precedenti, ma che poi è nato per forza anche da un isolamento quasi totale dell’artista in un’abitazione “reale” in mezzo alla natura, dove ancora più importante e vitale diventa il contatto con il mondo “virtuale”. Tra questi due mondi avverrà la contaminazione offerta ai visitatori-viandanti del futuro ‘Museo’. Si sentiranno, tramite l’ascolto sul proprio smartphone, dei suoni naturali registrati da qualche altra parte, e sarà possibile poi il confronto con quello che si potrà sentire immediatamente dopo, nella “realtà” della natura circostante. Altrettanto importante per Laura Santini sembra essere, come già in altri suoi lavori - la conoscenza e la collaborazione con gli abitanti della zona, ad es. anche con qualche falegname, con il quale pianificare ed indagare assieme sulla forma e sull’aspetto delle casse e delle sedie, tutte quante in legno, e che troverà solo all’ultimazione dell’opera anche il suo giusto titolo. Un progetto che è piaciuto subito, anche per la sua specificità del lavoro con il suono.

 

Three chairs, three sound boxes in the middle of the woods, each carrying a different QR code. An aural work, and with it a new addition to the proposed works for “Art in the Hills”, which already follows the line of research of aforementioned works, but was then borne out of the near-total isolation of the artist in a “real” residence in the middle of nature, in which the contact with a “virtual” world becomes even more important and vital. Between these two worlds, the contamination offered to the visitors-wanderers of the future “Museum”. One will be able to hear, through the listening of one’s own smartphone, natural sounds recorded somewhere else, and you will be able to compare between what will be listened immediately thereafter, in the “reality” of the surrounding nature. What seems to be as important for Laura Santini, as in other works – the knowledge and collaboration with local inhabitants, e.g. carpenters with which to plan and investigate together the form and appearance of the boxes and chairs, all made out of wood, which will find its rightful title in the completion of the artwork. A project we immediately liked, even for its specificity as an aural work. (AK)

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SEBASTIANO MORTELLARO, ITA (Siracusa, Torino), 1975

Mi è piaciuto l’elemento vagamente giocoso di quest’opera, quasi a dare una personalità ad ogni singolo tronco – e ho pensato che sarebbe potuto essere un lavoro a cui il pubblico avrebbe risposto, e contemporaneamente essere un’opera con un serio commento sulla natura e funzione degli alberi.

I liked the slightly playful element to this work, almost giving a character to the individual logs – and I felt it was a piece that the public would be able engage with, whilst also commenting on the nature and function of trees. (DH)

 
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GIAMMARCO CUGUSI, ITA (Milano), 1991

Il palco del sole nella sua semplicità e gestualità minima, è uno spazio di potenzialità, un perimetro libero in cui poter riposare, soffermarsi e esibirsi nel silenzio tra gli alberi e le piante senza occhi giudicanti. Il progetto di Cugusi qui presentato ha la funzione di manifestare gratitudine nei confronti degli elementi naturali che abbiamo riscoperto e ricordato con forza nell’ultimo anno di pandemia. Viene selezionato per il suo valore essenziale di recupero del contatto con il proprio sè e con l’ambiente mediato da una figura primaria. E’stata considerata una proposta progettuale coraggiosa per il suo minimalismo e astrazione dai temi che normalmente assediano il dibattito ambientale ed ecologico facilitando invece uno spazio poetico di azione del possibile.

 

Il palco del sole in its simplicity and minimal gestuality is a space of potentiality, a free perimeter in which one can rest, linger and perform among the silence of trees and plants, in a space devoid of judging eyes. Cugusi’s project presented here manages to express gratitude for some natural elements which we thoroughly re-discovered and remembered in the last year of pandemic. We selected it because of its essential value as an attempt to recover the 

 

contact with our own self and with the environment, mediated by a primary figure. This was considered a bold project for its minimalism and abstraction from themes that normally besiege the environmental and ecological discourse, thus facilitating a poetic space of action of the possible. (NR)

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LUCA ZANTA, ITA (Padova), 1973

Ci siamo trovati davanti ad un progetto particolarmente ben definito, in tutti i suoi dettagli - dalla quantità dei materiali necessari, ai passi precisi di lavorazione fino alla manutenzione per una durata preferibilmente pluriennale. Ci si accorgeva subito e contemporaneamente della sensibilità dell’artista in combinazione con l’esperienza pragmatica dell’architetto, rispetto ad una figura astratta, quasi geometrica –o si tratterà piuttosto di una specie di conchiglia-casa, magari anche uno di quei favolosi spazi “poetici”, che fa pensare alle meraviglie suscitate da Gaston Bachelard? Accanto a dei disegni preparatori belli, esperti ed esaurienti, un breve testo delicato e preciso, esprimendo la contentezza di poter disporre dei 15 giorni offerti dalla residenza per una elaborazione la quale sarà piuttosto complessa e anche di dimensioni notevoli. Un’opera d’arte in mezzo alla natura, creata quasi solamente con il

 

materiale naturale del legno, alcuni viti e del fil di ferro – una scultura, dal titolo Rifugio che sarà, nelle sue misure immaginate, perfino percorribile. Tutto questo ha potuto sedurci e convincerci fin da subito.

 

We found ourselves before a project that was particularly well-defined, in all its details – from the quantity of necessary materials to the precise steps of its working, to the maintenance for a–preferably–multiannual period. Immediately, and simultaneously, apparent was the artist’s sensitivity, together with the practical experience of an architect, rather than an abstract, almost geometrical figure – or was it rather a sort of shell-house, maybe one of those fabulous “poetical” spaces which makes one think of the marvels aroused by Gaston Bachelard? Next to beautiful, yet expert and comprehensive preliminary drawings, a short text both delicate and precise, expressed the happiness of having the 15 days offered by the residency for a processing which will be somewhat complex and of remarkable size. An artwork in the midst of nature, created almost entirely with natural materials, such as wood, some screws and wire – a sculpture titled Rifugio which will be, in its imagined measurements, even accessible. All of this managed to seduce us and convince us entirely. (AK)

OSCAR DOMINGUEZ, ARG/ITA (Faenza), 1970

La ricerca delle forme in contesti naturali con elementi semplici propri dei territori in cui Oscar Dominguez lavora, è risultata coerente con l’ambito di “Arts in the Hills”. La pratica fisica dell’artista, di esplorazione degli strumenti di un ambiente vegetale richiama ai primi gesti dell’uomo impegnato nella costruzione di artefatti proponendo in questa sede un lavoro fuori dal tempo misurabile.L’evocazione di un alfabeto della tradizione scultorea sensibile ai discorsi ecologici, costituisce una qualità nel panorama contemporaneo complesso ed articolato da innumerevoli istanze formali e concettuali.

 

The research of forms in natural contexts, with simple elements tied to the territories in which Oscar Dominguez works, turned out to be coherent with the scope of “Art in the Hills”. The physical practice of the artist, his exploration of the instruments of a vegetal environment, calls back to the first gestures of humankind, as it was busy building artefacts, and this way kind of proposing in this occasion here a work outside of measurable time. The summoning of an alphabet of sculpting tradition that is sensitive to the ecological discourse, constitutes a quality in a contemporary landscape that is both complex and articulated by uncountable formal and conceptual instances. (NR)

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MARIA VITTORIA CAVAZZANA & MATTEO GOLDONI, ITA (Venezia, Modena), 1993, 1991

L’artista Maria Vittoria Cavazzana e l’architetto Matteo Goldoni hanno proposto un’opera che unisce le loro capacità nell’affrontare il nostro rapporto con il mondo naturale. Cavazzana usa l’esoterismo e i rituali magici come strumenti per esplorare il mondo; Goldoni è attualmente impegnato in una ricerca sulle implicazioni socio-politiche del cibo e dell’agricoltura, e studia la liberazione economica ed estetica nelle comunità, oltre alle pratiche rigenerative. Propongono un cerchio magico che consiste di rami, ancora viventi, piegati e ancora attaccati ai tronchi dei loro alberi, da costruirsi nel bosco. Gli elementi naturali, formali ed estetici realizzati creeranno uno spazio simbolico in cui può avvenire una trasformazione spirituale e un cambio di prospettiva. Tramite una performance in situ e l’interazione con i visitatori della mostra, dimostreranno che una trasformazione può avvenire all’interno di questo cerchio magico, e quindi nella società in generale.

 

Artist Maria Vittoria Cavazzana and architect Matteo Goldoni have submitted a work that combines their skills to address our relationship to the natural world. Cavazzana uses esotericism and magical rituals as tools to explore the world; Goldoni is currently engaged in research on the socio-political implications of food and agriculture, and is investigating economic and aesthetic liberation in community and regenerative practices. They propose a magic circle consisting of living branches bent from the trunks of trees, that will be constructed in the woods. The natural, formal and aesthetic elements implemented will create a symbolic space in which spiritual transformation and a change of perspective can occur. Through on-site performance and interaction with the visitors of the exhibition they will show that transformation can occur within this magic circle, and in greater society itself. (LB)

 

FELIX KIESSLING, GER (Berlin), 1980

Il mondo e’ una piccola palla - the Villaga-Bethlehem Connection 

Vicenza e Betlemme sono gemellate. Per legare questi due luoghi Felix Kiessling propone la “Villaga-Bethlehem Connection”, un’altra delle sue ‘perforazioni del mondo’ perfettamente angolate, che andrà a unire il paesaggio verdeggiante di Villaga con il deserto semi-arido a ovest del Giordano attorno a Betlemme: una lastra di pietra che perfora la superficie del pianeta a Villaga riappare a Betlemme. Kiessling ha già stabilito un rapporto di collaborazione con due artisti-architetti che controlleranno l’installazione parallela di una lastra di pietra corrispondente a Betlemme. La forza concettuale e visuale di quest’opera è ciò che ha convinto la giuria: il legame diventa reale e tangibile attraverso il processo di progettazione, l’uso dei materiali locali e dell’artigianato, e il mutuo scambio e riconoscimento.

 

Vicenza and Bethlehem are sister cities. To link these two places Felix Kiessling proposes “The Villaga-Bethlehem Connection”, another one of his precisely angulated ‘world-piercings’ connecting the green landscape of Villaga with the semi-arid West-Jordanian desert around Bethlehem: a slab of stone that pierces the earth’s surface in Villaga 

reappears in Bethlehem. Kiessling has already established a working partnership with two artists-architects who will oversee the parallel installation of the corresponding stone slab in Bethlehem. The conceptual and visual strength of this work convinced the jury: the connection becomes real and tangible through the planning process, the use of local materials and craftsmanship, and mutual exchange and recognition (LB)

GOKCE GEREKLI YILMAZ, TUR/GBR (Oxford), 1983

Path 108

La scala e l’ambizione dell’opera, e il significato e l’importanza del numero 108, che dà un altro livello d’importanza al lavoro – Mi è sembrato che in una corretta collocazione, questa potesse diventare un’opera estremamente interattiva, e forse, con una specie di rituale, legata a ciò in cui è coinvolta.

 

The scale and ambition of the work and the significance and importance of the number 108 which gives another important level to the work – I felt that in the correct location could become a very interactive piece, and perhaps with a sort of ritual linked to it that was engaging. (DH)

 

MARCELA CERNADAS, ARG/ESP (Sevilla), 1967

In silence

L’opera d’arte ambientale In silence è la continuazione dell’alfabeto sul valore dell’effimero che Marcela Cernadas scrive attraverso un ammirabile intreccio tra le figure del microcosmo degli elementi naturali e la poesia dei materiali utilizzati. Un alfabeto sulla tematica del paesaggio come giardino che viene tessuto sulla trama della natura con minute rispondenze e suoni delicati come quello delle lacrime d’acqua sgorgate dalle piante, goccia a goccia, limpide e vive; linfa che, come alito di vento, cade dentro a conche di vetro lacrimali, simbolo di umanità, omaggio alla bellezza e al ciclo della vita.

 

The environmental artwork In silence is the continuation of the alphabet on the value of the ephemeral which Marcela Cernadas writes through an admirable interweaving of the micro-cosmos of natural elements and the poetry of utilised 

 

materials.An alphabet on the theme of the landscape as a garden which is woven on the texture of nature with minute correspondences and delicate sounds, such as that of tears of water springing forth from plants, drop after drop, clear and alive; a lymph which, as a breath of wind, falls into lacrimal glass basins, a symbol for humanity and a homage to beauty and the cycle of life. (MP)

ALEXANDER von HOLTUM, GER (Mainz), 1996

Alexander von Holtum trasferisce nella sua proposta progettuale la versatilità nell’uso di tecniche e degli strumenti e la passione delle ricerche per gli aspetti naturalistici e morfologici del territorio, in particolare per la paleontologia. Questo interesse per le scienze dell’antichità accomuna gli intenti di von Holtum al lavoro dell’artista russa Eléna Nemkova, con cui certamente fertile sarà il dialogo. Alexander von Holtum promette di confrontarsi con il fascino della vita primordiale dei Berici, attraverso l’osservazione delle testimonianze del passato ed il confronto con le tradizioni locali che, interrogate, saranno alla base della sua opera sensoriale, totemica ed “ecologica”.

 

Alexander von Holtum transfers in his project proposal the versatility of the use of techniques and instruments, and the passion for his research of the naturalistic and morphological aspects of the territory, mostly for paleontology. This interest for antique sciences brings together von Holtum’s interests to Russian artist Eléna Nemkova’s work, with which he would surely collaborate fruitfully. Alexander von Holtum promises to face the charm of the primeval life of the Berici peoples, through the observation of past accounts and the comparison with local traditions which, surveyed, will be at the base of his sensorial, totemic and “ecological” work. (MP)

 

STEFANIA SPANU, ITA (Sorso, SS), 1979

È una veste che non gli si adatta affatto

Seducente opera che ha il germe e l’essenza della tradizione tessile della sua terra d’origine: intreccio, forma, omaggio al colore, senso dell’ordine. L’artista, attenta ed appassionata osservatrice di certi aspetti cromatici e delle forme naturali, traduce questa impressione in tanti raggi di luce, colore e ritmo che sono composti, in armonia con la natura-telaio, in una gradazione sottile e delicata da attraversare. D’interesse anche per il fenomeno della “trasculturazione”, che offre aspetti inediti e sempre imprevedibili.

 

A captivating artwork seeded in, and with the essence of the textile tradition of its homeland: interweaving, form, homage to colour, sense of order. The artist, a careful and keen observer of some chromatic aspects and natural forms, translates this impression of many rays of light, colour and rhythm composed of, in harmony with the nature-loom, a gradient both subtle and delicate to traverse. Interesting also because of the “transculturation” phenomena, which offers aspects both unique and always unpredictable. (MP)

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XUANLIN WANG, TWN/BEL (Antwerp), 1994

Bio-system

In un’installazione scultorea temporanea, utilizzando materiali raccolti in loco (tra cui foglie, fiori, erba e rami) Xuanlin Wang intende usare il proprio corpo per interagire con gli elementi naturali, in ciò che descrive come un bio-sistema. La sua intenzione è di indagare su come i materiali naturali possano fare da linguaggio corporeo tanto nel medium della performance quanto nella scultura, nella speranza che questo risulti in una più profonda relazione con i processi ambientali. La performance finale sarà documentata tramite fotografia. Nella combinazione di fotografia e performance, l’artista spera di trovare una nuova connessione tra i medium artistici e contribuire all’espansione del linguaggio delle Arti visive. L’artista vede la propria opera come un contributo all’attivismo climatico e alla pubblica sensibilizzazione ambientale.

 

In a temporary sculptural installation and using on-site materials (including leaves, flowers, grasses and branches)

 

Xuanlin Wang will use her body to interact with natural elements in what she describes as a bio-system. She will investigate how natural material can serve as body language in the medium of performance as well as in sculpture, in the hope that this will result in a deeper relationship to environmental processes. The final performance piece will be documented through photography. In the combination of photography and performance, she hopes to offer a new link between art media and to contribute to an expanded language of visual art. She sees her work as a contribution to climate activism and public environmental awareness. (LB)

SAMANTHA PASSANITI, ITA (Porto S. Stefano, GR), 1981

Dallo studio del suo ricco portfolio e dalla domanda di partecipazione s’intuisce come quest’artista riuscirà ad approfittare dell’occasione che le è data per portare avanti la sua brillante ricerca sui linguaggi dell’arte. L’arte di Passaniti è frutto di un intenso lavoro sull’umiltà materiale e le profonde realtà spirituali, che sono il fuoco centrale della sua opera. I suoi lavori ecologico-sociali conservano, in filigrana, la tradizione informale e poverista ma sono costantemente alimentati dalla forza della relazione con le persone. L’artista spinge il linguaggio della pittura ed

insiste sulla sua messa in opera in forma plastica, in un intenso dialogo generativo con il paesaggio naturale ed antropico dove le opere nascono e sono immerse.

 

From the research on her rich portfolio and her proposal, it is easy to guess how this artist will be able to profit from the occasion given to her to carry on her brilliant research on the languages of the arts. Passaniti’s art is itself the result of 

an intense work on material humility and deep spiritual realities, which are the central focus of her work. Her ecological-social works preserve, essentially, the informal Arte Povera-tradition, but are constantly powered by the force of relationships among people. The artist encourages the language of painting and insists on the implementation of a plastic form, in an intense generative dialogue with the natural and anthropic landscape in which works are both born and immersed. (MP)

 

SARA SPATOLISANO, ITA (Venezia-Mestre), 2001

L’opera di Sara Spatolisano è ambiziosa e attenta ai dettagli. Ho percepito una sensibilità per il lavoro nella natura e l’uso della natura come materia prima. Sono consapevole che l’unico modo per comprendere l’operato della natura sia sperimentare e prendersi cura delle proprie creazioni. Ho fiducia che questo sia quello che intende fare, per aumentare la sua comprensione, e spingere la sua opera in una direzione precisa. Sento che quest’opera sia una reazione alla posizione in cui il pianeta si trova oggi, nel caso di un collasso ecologico e di un’emergenza climatica per questo la reputo un’opera molto attuale e sarei disponibile a contribuire alla sua realizzazione, aiutando negli eventuali problemi pratici che potrebbero nascerne.

The work of Sara Spatolisano has ambition and attention to details. I felt that there was a sensitivity to work within nature and using nature as a prima materia. I know that the only way to understand how nature works is to experiment 

 

and care for what you create. This was something I felt she would do and it would enhance her understanding and push her work in a particular direction. I felt that this work is very much a reaction to where the planet finds itself at the moment in the case of ecological collapse and climate emergency – therefore it is a very current work and I would be willing to assist it with any practical issues that will arise. (DH)

DAVIDE RONCO, ITA/DNK (Copenhagen), 1993

Studio del Presente: Intermezzo

Basandosi su una ricerca dei materiali e una solida abilità artigianale, Davide Ronco pianifica di costruire una rampa di scale nel versante di una collina, la cui lunghezza e precisa ubicazione verrà decisa sul posto assieme ai curatori, utilizzando solamente terriccio, sabbia, argilla e altri materiali disponibili nelle immediate vicinanze. In quanto maestro nella lavorazione della ceramica ha sperimentato con diversi corpi di argilla e additivi, creando una speciale miscela da costruzione, naturale, priva di gesso o cemento (che fungerebbe da legante), che intende utilizzare per la cassaforma, rendendola semi-permanente. Tramite l’intervento umano e le interazioni con la natura e gli elementi, le scale cambieranno e andranno ad erodersi col tempo, eventualmente consumandosi e scomparendo interamente, tornando nella terra. Per l’artista, l’opera rappresenta l’esistenza precaria dell’umanità e una ricerca sulla transitorietà, fragilità e decadimento.

 

Based on material research and solid craftsmanship, Davide Ronco plans to build a flight of stairs into a hillside, the length and location of which is to be determined on site with the curators, using only soil, sand, clay and other materials from the immediate surroundings. As a master of ceramics he has experimented with different clay bodies and additives, and has created a special natural building mixture without chalk or concrete (which would act as a binder) that he plans to press into a formwork, making it semi-permanent. Under the imprint of humanity and through natural interactions and the elements the stairs will change and erode over time, eventually wearing down and dissolving back into the earth. For him the work represents the precarious existence of humankind and is a study of transience, fragility, and decay. (LB)

MARIATERESA SARTORI, ITA (Venezia), 1962

Albero Maestro

Nella sua opera, Sartori indaga sui confini tra natura e cultura. All’incirca 20 banchi e sedie scolastiche riciclate verranno sistemate nella tipica formazione a costellazione su un terreno lievemente in salita circondato da cespugli, alberi o boscaglia. L’ultima fila andrà a toccare la vegetazione che cresce liberamente nel mezzo dell’ambiente “scolastico”, infilandosi in ogni apertura e, col tempo, coprendo i banchi e le sedie in ogni fila. I materiali artificiali eventualmente andranno a deperire, dimostrando che non può esserci una netta divisione tra la natura e la cultura. Coscienza, società, cultura, realtà istituzionale, istruzione, tutto è una manifestazione di una singola realtà naturale.

In her work Sartori investigates the boundaries between nature and culture. Approximately 20 recycled school desks and chairs will be set up in the typical constellation on a slightly uphill terrain  bordered by shrubs, trees or scrub. The 

 

last row will touch the vegetation that grows freely through the classroom situation, slipping into every opening and in time covering the tables and chairs in each row. The man-made materials will eventually perish, demonstrating that there can be no dividing line between nature and culture. Consciousness, society, culture, institutional reality, education are all manifestations of one natural reality. (LB)

LORENZO RAMOS, ITA (Milano), 1994 

Le idee di permanenza e cambiamento nella natura sono continuamente messe in discussione. Mi è piaciuto il modo in cui lo scorrere del tempo sarebbe stato segnato da quest’opera, e ho sentito che avrebbe rivelato una particolare bellezza nella sua erosione. L’impatto del suo ambiente circostante andrebbero a scolpire l’opera, segnandola e rendendola unica, legata al suo ambiente circostante. Negli anni abbiamo sperimentato con differenti miscele di intonaci e conosco molto bene come l’azione del tempo atmosferico possa trasformare le opere in maniere inaspettate.

The ideas of permanence and change within nature is continually questioned. I liked the way that the passage of time would be marked by this work and felt that it would reveal a certain beauty through its erosion, and the effects of its 

 

immediate environment would sculpt the work marking and making it unique to its setting. Over the years we have experimented with different mixes of plaster, and I know how the action of the weather can transform creations in an unexpected way. (DH)

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